Yasujiro Ozu Festival Internazionale del Cortometraggio XVI Edizione 21/28 Ottobre 2008
I premi:
OZU 16
Endsieg – Everything changes in one shot di Niccolò Castelli & Daniel Casparis
Preciso e perfetto in ogni meccanismo come un orologio svizzero. Non a caso proviene da Zurigo… Endsieg: la “vittoria finale” ricercata dai nazisti e agognata dal Fuhrer, con tutta la sua assurdità ma allo stesso tempo con i punti di vista di chi ne aveva fatto un credo. Il film ne fa metafora, “rappresentandola” nello splendido piano sequenza che fa da spina dorsale al cortometraggio. Un’inquadratura unica e senza stacchi, come la vittoria che avrebbero sognato i tedeschi. E non è tutto qui: il “corto” è parso inattaccabile sotto altri punti di vista: dalla sceneggiatura ai costumi, al montaggio, alla colonna sonora, alla fotografia, alla ricerca storica, all’impegno civile. Fino all’interpretazione degli attori, davvero di altissimo livello. Un concentrato di Cinema con la C maiuscola che ci ricorda come si possa giocare con i mezzi che la settima arte mette a disposizione. Il sottotitolo Everything changes in one shot è ovviamente un doppiosenso: “shot” in inglese significa sia “sparo” che “inquadratura”. “Tutto cambia con uno sparo”, quindi, e allo stesso tempo “tutto cambia in un’inquadratura”, da intendersi come il piano sequenza disposto dal regista. Complimenti.
PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA
Qualcosa di mai visto di Astutillo Smeriglia
Che dire… In poco più di 5 minuti si concentrano risate (in sala e sullo schermo), critica sociale, fantascienza, attualità. E scoregge. O meglio: quelle che noi chiamiamo scoregge, ma che per qualcun altro diventano quello che noi chiamiamo “linguaggio”, con tutte le accezioni che la parola comporta. Vedere (o meglio, ascoltare) per credere. L’ironia mai volgare, la leggerezza e la qualità (apparentemente semplice) del disegno e dell’animazione sono paragonabili al miglior Bruno Bozzetto. Qualcosa di mai visto gioca sul significato delle cose già dal suo stesso titolo. In realtà, più che proporci “qualcosa di mai visto”, cita di continuo: cita i film classici e gli stereotipi dell’immaginario fantascientifico; cita le icone pop e trash del nostro caro pianeta Terra. Ma lo fa con classe e intelligenza, a dimostrazione che per fortuna conta più il “come” si sviluppa un’idea più che il cosa si propone. Consiglio: fate il possibile per riuscire a leggere almeno una parte dei titoli di testa e di coda. Ne vale la pena. Ultimo ma non ultimo: il doppiaggio è praticamente perfetto.
MIGLIOR REGIA
Las mofas màgicas di Daniel Rebner
Perché è curato tutto con classe, fin dai titoli di testa. Perché lavorare con i bambini è spesso un punto interrogativo, ma qui lo si fa più che bene. Perché il tema affrontato dal film è, purtroppo, sempre più attuale. Perché l’abilità puramente tecnica degli operatori è notevole. Perché la scena del “tango” è sicuramente una delle migliori viste in questa edizione del Festival. Ma soprattutto perché si gioca col ritmo del racconto, sia da un punto di vista filmico che emotivo. Dolce, amaro, truce, melodrammatico, musicale. Come se lo stesso regista avesse un paio di “occhiali magici” adatti a cambiare la pellicola a seconda delle esigenze. Vi pare poco?
MIGLIOR SCENEGGIATURA
Made in Japan di Ciro Altabàs
Saremo sinceri: la voglia di premiare questo film nasce dall’invidia che proviamo verso la capacità del protagonista di accampare scuse con la sua ragazza. Ci piacerebbe avere la stessa fantasia, la stessa prontezza di spirito e la stessa (clamorosa) faccia da schiaffi…
Invidie a parte, il premio per la “migliore sceneggiatura” va a Made in Japan perché è semplicemente un vulcano di idee, dove anche il gesto più banale viene portato alle estreme conseguenze, con ironia ed uno spiccato gusto per il nonsense. E il film usa lo stesso giochetto della “grande bugia” anche con il pubblico, trasformando in “realtà” spezzoni di vita quotidiana raccolti ad hoc durante un vero viaggio a Tokio…
Detto per inciso: dopo una serie di invenzioni del genere, se fossimo nella ragazza, noi il moroso lo perdoneremmo alla grande.
MIGLIOR MONTAGGIO E MIGLIOR COLONNA SONORA
La giornata di Eva di Clara Salgado
Anche quest’anno la qualità dei ‘corti’ in concorso è stata altissima. Caso assai raro all’Ozu Film Festival, si è scelto di dare questi due premi in accoppiata per le seguenti motivazioni. Il montaggio video al pari del montaggio del suono e della relativa colonna sonora, sottolineano alla perfezione gli stati d’animo della protagonista, fondendosi in un unicum nel quale riesce difficile distinguere di chi sia il merito maggiore: se del montatore, che ha saputo adattare la colonna sonora (e l’audio ambiente) alle esigenze del cortometraggio, o piuttosto del compositore delle musiche originali che ha saputo integrare e ampliare le emozioni con le proprie note. Nel corto non si pronuncia quasi una parola, ma lo splendido lavoro di concerto dei due suddetti non ne fa sentire la mancanza.
I film selezionati:
OZU 16
Asade di Daniele Balboni (Bologna)
Endsieg – Everything Changes in One Shot di Niccolò Castelli & Daniel Casparis (Zurigo, Svizzera)
La ginecologadi Alfonso Camarero (A Coruna, Spagna)
La giornata di Eva di Clara Salgado (cooproduzione Italia (PN) – Ecuador)
Made in Japan di Ciro Altabàs (Madrid, Spagna)
Las mofas màgicas di Daniel Rebner (Madrid, Spagna)
Mofetas di Inés Enciso (Madrid, Spagna)
Qualcosa di mai visto di Astutillo Smeriglia (Firenze)
Rockman Rockabillydi Simone la Rocca (Roma)
Sunrise di Alessandro Tresa (Roma)
La Tuerca di Azul Melissa Martìnez (cooproduzione Spagna – Messico, da Madrid, Spagna)
XVI – 2008
Yasujiro Ozu Festival Internazionale del Cortometraggio XVI Edizione
21/28 Ottobre 2008
I premi:
OZU 16
Endsieg – Everything changes in one shot di Niccolò Castelli & Daniel Casparis
Preciso e perfetto in ogni meccanismo come un orologio svizzero. Non a caso proviene da Zurigo… Endsieg: la “vittoria finale” ricercata dai nazisti e agognata dal Fuhrer, con tutta la sua assurdità ma allo stesso tempo con i punti di vista di chi ne aveva fatto un credo. Il film ne fa metafora, “rappresentandola” nello splendido piano sequenza che fa da spina dorsale al cortometraggio. Un’inquadratura unica e senza stacchi, come la vittoria che avrebbero sognato i tedeschi. E non è tutto qui: il “corto” è parso inattaccabile sotto altri punti di vista: dalla sceneggiatura ai costumi, al montaggio, alla colonna sonora, alla fotografia, alla ricerca storica, all’impegno civile. Fino all’interpretazione degli attori, davvero di altissimo livello. Un concentrato di Cinema con la C maiuscola che ci ricorda come si possa giocare con i mezzi che la settima arte mette a disposizione. Il sottotitolo Everything changes in one shot è ovviamente un doppiosenso: “shot” in inglese significa sia “sparo” che “inquadratura”. “Tutto cambia con uno sparo”, quindi, e allo stesso tempo “tutto cambia in un’inquadratura”, da intendersi come il piano sequenza disposto dal regista. Complimenti.
PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA
Qualcosa di mai visto di Astutillo Smeriglia
Che dire… In poco più di 5 minuti si concentrano risate (in sala e sullo schermo), critica sociale, fantascienza, attualità. E scoregge. O meglio: quelle che noi chiamiamo scoregge, ma che per qualcun altro diventano quello che noi chiamiamo “linguaggio”, con tutte le accezioni che la parola comporta. Vedere (o meglio, ascoltare) per credere. L’ironia mai volgare, la leggerezza e la qualità (apparentemente semplice) del disegno e dell’animazione sono paragonabili al miglior Bruno Bozzetto. Qualcosa di mai visto gioca sul significato delle cose già dal suo stesso titolo. In realtà, più che proporci “qualcosa di mai visto”, cita di continuo: cita i film classici e gli stereotipi dell’immaginario fantascientifico; cita le icone pop e trash del nostro caro pianeta Terra. Ma lo fa con classe e intelligenza, a dimostrazione che per fortuna conta più il “come” si sviluppa un’idea più che il cosa si propone. Consiglio: fate il possibile per riuscire a leggere almeno una parte dei titoli di testa e di coda. Ne vale la pena. Ultimo ma non ultimo: il doppiaggio è praticamente perfetto.
MIGLIOR REGIA
Las mofas màgicas di Daniel Rebner
Perché è curato tutto con classe, fin dai titoli di testa. Perché lavorare con i bambini è spesso un punto interrogativo, ma qui lo si fa più che bene. Perché il tema affrontato dal film è, purtroppo, sempre più attuale. Perché l’abilità puramente tecnica degli operatori è notevole. Perché la scena del “tango” è sicuramente una delle migliori viste in questa edizione del Festival. Ma soprattutto perché si gioca col ritmo del racconto, sia da un punto di vista filmico che emotivo. Dolce, amaro, truce, melodrammatico, musicale. Come se lo stesso regista avesse un paio di “occhiali magici” adatti a cambiare la pellicola a seconda delle esigenze. Vi pare poco?
MIGLIOR SCENEGGIATURA
Made in Japan di Ciro Altabàs
Saremo sinceri: la voglia di premiare questo film nasce dall’invidia che proviamo verso la capacità del protagonista di accampare scuse con la sua ragazza. Ci piacerebbe avere la stessa fantasia, la stessa prontezza di spirito e la stessa (clamorosa) faccia da schiaffi…
Invidie a parte, il premio per la “migliore sceneggiatura” va a Made in Japan perché è semplicemente un vulcano di idee, dove anche il gesto più banale viene portato alle estreme conseguenze, con ironia ed uno spiccato gusto per il nonsense. E il film usa lo stesso giochetto della “grande bugia” anche con il pubblico, trasformando in “realtà” spezzoni di vita quotidiana raccolti ad hoc durante un vero viaggio a Tokio…
Detto per inciso: dopo una serie di invenzioni del genere, se fossimo nella ragazza, noi il moroso lo perdoneremmo alla grande.
MIGLIOR MONTAGGIO E MIGLIOR COLONNA SONORA
La giornata di Eva di Clara Salgado
Anche quest’anno la qualità dei ‘corti’ in concorso è stata altissima. Caso assai raro all’Ozu Film Festival, si è scelto di dare questi due premi in accoppiata per le seguenti motivazioni. Il montaggio video al pari del montaggio del suono e della relativa colonna sonora, sottolineano alla perfezione gli stati d’animo della protagonista, fondendosi in un unicum nel quale riesce difficile distinguere di chi sia il merito maggiore: se del montatore, che ha saputo adattare la colonna sonora (e l’audio ambiente) alle esigenze del cortometraggio, o piuttosto del compositore delle musiche originali che ha saputo integrare e ampliare le emozioni con le proprie note. Nel corto non si pronuncia quasi una parola, ma lo splendido lavoro di concerto dei due suddetti non ne fa sentire la mancanza.
I film selezionati:
OZU 16